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Onicotecnica: la storia della Nail Art e il suo riconoscimento legislativo

L’etimologia del suo nome ha origini antiche. Viene dal greco, onyx: unghia, letteralmente. Dunque, l’onicotecnica è, per definizione, un tecnico delle unghie, una professionista preparata, esperta nella ricostruzione e nella applicazione di unghie artificiali.

La sua attività ha una finalità squisitamente estetica, artistica e decorativa – realizzata a mezzo di ricostruzioni in gel, polveri acriliche e prodotti affini – o, in taluni casi, correttiva del letto ungueale, le cui alterazioni sono imputabili a cause di diversa natura: il fumo, ad esempio; la cattiva abitudine di rosicchiare il margine distale; il contatto accidentale con sostanze lesive.

Fanno eccezione, naturalmente, le patologie di carattere medico, rispetto alle quali, è bene ricordarlo, il solo riferimento a cui tendere è la medicina dermatologica.

Curiosità storiche dell’Onicotecnica:

La figura dell’onicotecnica nasce nelle scuole di estetica qualificata o, in alternativa, mediante corsi di preparazione specificatamente finalizzati.

La Nail Art è il cuore dinamico di questa professione, il cui raggio d’azione, negli ultimi anni, ha incontrato una evoluzione senza precedenti.

La pratica di decorare le unghie, con l’impiego della tintura all’henné, si sviluppa in Asia, durante l’età del bronzo, in seno alle società protostoriche, molto lontane nel tempo. Successivamente, in Mesopotamia, zolfo, galena e malachite furono impiegate per ricavare vernici parimenti destinate all’ornamento dell’unghie, sebbene, in principio, un simile fregio fosse esclusiva assoluta degli uomini, e avesse lo scopo di stabilire la classe sociale di appartenenza.

Nell’antico Egitto, le donne di basso lignaggio, o di stirpe decadente, erano chiamate all’uso dei colori pastello; al contrario, unghie vivacemente smaltate di rosso ornavano le mani delle grandi regine. Nel Medioevo, questa attitudine alla decorazione subì una fase involutiva, e cadde quasi completamente in disuso. Fu il Rinascimento a riportarla in auge, decretando la comparsa dei primi prodotti tipici per la cura delle mani. In età vittoriana troviamo persino alcuni riferimenti letterari nella celebre opera di Gustave Flaubert, Madame Bovary, la disgraziata Emma.

Negli anni Venti, i meravigliosi anni ruggenti – gli anni della emancipazione femminile, della moda alla “maschietta”, delle prime calze di Nylon, del jazz, del Futurismo, del proibizionismo; gli anni di Walt Disney, Charlie Chaplin, Guglielmo Marconi, Charles Bukowski – si affermava la manicure in chiave moderna, grazie al prezioso contributo dell’estetista Michelle Menard.

Nel 1934, il dentista Maxwell Lappo realizzò le prime unghie finte per i pazienti affetti da onicofagia; nel 1955, un altro dentista, Fred Slack, creò la base di partenza delle paste necessarie alla creazione delle unghie artificiali. Nei decenni a venire, mode e icone cambiarono con velocità crescente, approdando, in ultimo, al terzo millennio, alla Nail Art come la conosciamo oggi, e alla figura professionale dell’onicotecnica, le cui competenze e il cui intervento sono sempre più richiesti.

Legislazione Attuale

In Italia, attualmente, non esiste una normativa vigente che tuteli la dimensione lavorativa dell’onicotecnica, sebbene due disegni di legge siano stati presentati in tal senso e siano, attualmente, al vaglio degli organi competenti. Resta vero che, in forza degli ordinamenti in vigore al momento presente, l’attività onicotecnica fa riferimento alla prestazione artistica, avente scopo decorativo, sulle unghie artificiali di mani e piedi, e trova disciplina nella Legge 4 gennaio 1990, n. 1 e nella Legge Regionale 9 dicembre 1992, n. 542, con rinvio alle competenze delle singole regioni.

Tra queste, la prima a intervenire è stata la regione Lazio, cui hanno fatto seguito l’Abruzzo, la Lombardia e le Marche. Tuttavia, la legislazione, in tal senso, resta ancora fortemente vacante, tanto da aver reso necessaria, nel 2017, a Verona, la fondazione dell’OPA- Onicotecnici Professionisti Associati -la prima associazione no profit, sul territorio italiano, che, operando di concerto con gli esperti del settore, e avvalendosi della loro solida esperienza, intende intervenire ai fini del riconoscimento nazionale della figura dell’onicotecnica, in relazione al mercato e alle istituzioni.

OPA – come si legge sul sito ufficiale (http://www.opa-onicotecnici.it/), al quale vi rimandiamo per visionare lo statuto della federazione e fruire delle informazioni necessarie – è provvedere a un adeguato sostegno, “promuovendo” – cito testualmente – “attività formative e di tutela della categoria in ambito politico”.

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